L’Educazione finanziaria che parte dalla mente

7 consigli per usare il termine “risparmio” con più consapevolezza

“Ho risparmiato!” Quanti significati diversi.

Ciao,

ragazzi vi siete mai fermati a pensare a quante cose diverse intendiamo quando diciamo “ho risparmiato”?

È una delle parole più usate nel linguaggio finanziario quotidiano e proprio per questo è anche una delle più equivoche.

Perché sotto lo stesso verbo si nascondono significati completamente diversi e alcuni di questi, vi avviso subito, sono delle trappole mentali che ci fanno sentire bravi mentre in realtà stiamo solo spendendo con un alibi migliore.

Facciamo un giro completo e vi garantisco che alla fine guarderete questa parola con occhi diversi.

Risparmio numero uno: la non-spesa

“Ho risparmiato, non ho comprato quella giacca.”

Questo è il risparmio più puro che esista. Hai visto qualcosa, l’hai valutato, hai deciso di non comprarlo. I soldi sono rimasti nel tuo conto, punto.

È un risparmio reale, concreto, misurabile.

L’unico problema è che spesso lo confondiamo con qualcosa che non è perché non comprare non è automaticamente una virtù ma dipende da cosa stavi valutando di comprare e perché hai detto no.

Risparmio numero due: il confronto prezzi

“L’ho trovato a 100 euro in un negozio, l’ho comprato altrove a 85. Ho risparmiato 15 euro.”

Questo è probabilmente il risparmio più amato dagli italiani. Quello che dà la sensazione più immediata e gratificante di essere stati astuti, scaltri, bravi consumatori.

Ed è vero perché hai effettivamente speso 15 euro in meno di quanto avresti potuto.

Ma attenzione: hai comunque speso 85 euro.

Il vero risparmio non era nei 15 euro guadagnati sul confronto ma nella domanda che spesso saltiamo: mi serviva davvero quella cosa?

Risparmio numero tre: l’accantonamento

“Questo mese ho risparmiato 200 euro.”

Qui il significato cambia completamente. Non stiamo parlando di una non-spesa né di un prezzo scontato. Stiamo parlando di soldi messi fisicamente da parte, accantonati, sottratti al consumo presente per essere disponibili nel futuro.

Questo è probabilmente il significato più “serio” del termine, quello su cui si costruisce davvero la stabilità finanziaria di una famiglia.

Ed è anche, paradossalmente, quello che facciamo con meno costanza rispetto agli altri due.

Risparmio numero quattro: il “saldo” che ci illude

“Ho risparmiato perché c’era il 50% di sconto.”

Ed eccoci alla trappola più insidiosa di tutte.

Quante volte abbiamo comprato qualcosa che non ci serviva ma era scontato, convincendoci di aver fatto un affare?

La verità è semplice quanto scomoda: se non ti serviva, non hai risparmiato niente. Hai semplicemente speso meno di quello che avresti potuto spendere per qualcosa che, comunque, non ti serviva.

Non esiste risparmio in un acquisto inutile, anche se scontato del 90%.

Questo è probabilmente il significato di “risparmio” che ci costa di più perché ci fa sentire intelligenti mentre stiamo semplicemente assecondando un impulso.

Risparmio numero cinque: il tempo

“Ho risparmiato un’ora prendendo l’autostrada.”

Qui il termine cambia completamente ambito. Non parliamo più di soldi, ma di tempo.

E qui la domanda interessante è una: cosa abbiamo fatto con quel tempo risparmiato? Lo abbiamo investito in qualcosa di valore, oppure è semplicemente scivolato via guardando il telefono?

Il risparmio di tempo, se non gestito con intenzione, vale quanto il risparmio di denaro lasciato fermo senza obiettivo: esiste sulla carta, ma non produce niente di concreto.

Risparmio numero sei: l’energia, lo sforzo, la fatica

“Ho risparmiato fatica facendolo fare a qualcun altro.”

Anche questo è un uso comune e legittimo del termine. Ma porta con sé una domanda finanziaria interessante: quanto vale la tua energia, il tuo tempo, la tua fatica? E quando ha senso “spendere” soldi per risparmiarne?

Pagare qualcuno per un lavoro che non sai fare, o che ti costerebbe ore preziose, può essere un investimento intelligente e non uno spreco. Anche questo è un calcolo che va fatto con consapevolezza, non per pigrizia.

7 consigli per usare il termine “risparmio” con più consapevolezza

1. Prima di dire “ho risparmiato”, chiediamoci su cosa

Ogni volta che usiamo questa parola, fermiamoci un secondo e identifichiamo esattamente di che tipo di risparmio stiamo parlando.

Una non-spesa, un confronto prezzi, un accantonamento reale? La chiarezza mentale è il primo passo per non illuderci.

2. Diffidiamo del risparmio da sconto se non ci serviva

Prima di gioire per uno sconto, chiediamoci: l’avremmo comprato anche a prezzo pieno?

Se la risposta è no, non abbiamo risparmiato niente ma semplicemente abbiamo speso con un alibi migliore.

3. Trasformiamo il confronto prezzi in abitudine, non in scusa

Confrontare i prezzi è un’ottima pratica.

Ma deve avvenire prima della decisione di acquisto, non dopo averla già presa per giustificarla. Usiamo il confronto per scegliere se comprare, non solo dove comprare.

4. Diamo un nome a quello che accantoniamo

Il risparmio che mettiamo fisicamente da parte funziona meglio quando ha un obiettivo.

“Risparmio per l’emergenza”, “risparmio per la casa”, “risparmio per i figli.” Un risparmio senza nome rischia di essere speso alla prima occasione, mentre se gli diamo un obiettivo si protegge da solo.

5. Misuriamo anche il risparmio di tempo

Quando risparmiamo tempo, per esempio un tragitto più corto, una procedura più semplice, chiediamoci cosa faremo con quel tempo guadagnato.

Se non lo investiamo consapevolmente, quel risparmio è solo teorico.

6. Valutiamo quando pagare per risparmiare fatica ha senso

Non è sempre giusto fare tutto da soli per “risparmiare.”

A volte pagare un professionista, delegare un compito, semplificarci la vita è la scelta più intelligente perché ci libera tempo ed energia per cose che producono più valore.

7. Festeggiamo solo il risparmio che produce un cambiamento reale

L’unico risparmio che vale davvero la pena celebrare è quello che si traduce in qualcosa di concreto: una riserva costruita, un debito ridotto, un obiettivo raggiunto.

Tutto il resto come gli sconti, i confronti, le non-spese isolate, hanno senso solo se confluiscono in quella direzione.

Conclusione

Ricapitolando ecco i consigli da seguire:

  1. Prima di dire “ho risparmiato”, chiediamoci su cosa
  2. Diffidiamo del risparmio da sconto se non ci serviva
  3. Trasformiamo il confronto prezzi in abitudine, non in scusa
  4. Diamo un nome a quello che accantoniamo
  5. Misuriamo anche il risparmio di tempo
  6. Valutiamo quando pagare per risparmiare fatica ha senso
  7. Festeggiamo solo il risparmio che produce un cambiamento reale

La prossima volta che diciamo “ho risparmiato”, facciamoci questa domanda semplice ma potente:

ho davvero conservato qualcosa o ho solo speso con un alibi più convincente?

Perché il linguaggio che usiamo per parlare di denaro influenza il modo in cui lo gestiamo.

E confondere i mille significati di questa parola, usarla con leggerezza, senza distinguere tra una non-spesa, uno sconto e un vero accantonamento, è uno dei motivi per cui tante famiglie si sentono virtuose mentre i conti, alla fine del mese, raccontano una storia diversa.

Il vero risparmio non è una sensazione ma un risultato misurabile, concreto e diretto verso qualcosa.

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Commenti

Una risposta a ““Ho risparmiato!” Quanti significati diversi.”

  1. Avatar Raffaele

    vero, con la parola risparmio intendiamo un sacco di cose ed hai fatto benissimo ad evidenziare queste sfumature anche diverse tra loro👏👏👏

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