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La furbizia non è un talento.
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Ciao, ragazzi, oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi è rimasto dentro fin dall’infanzia e che ogni tanto torna a galla con una chiarezza che quasi mi sorprende. Da bambino, nel mio quartiere come credo in tanti quartieri d’Italia, c’erano sempre dei ragazzini più “svegli”. Li chiamavano così gli adulti, “svegli, scaltri, furbi”, con quel tono di ammirazione appena velata che diceva tutto. I loro genitori poi se ne vantavano quasi apertamente. Mentre i genitori di chi invece era un bravo ragazzo, onesto, rispettoso delle regole, si trovavano a volte in una posizione strana quasi a doversi giustificare per aver cresciuto un figlio che non sapeva “come muoversi”. Io ero tra questi ultimi e non era sempre facile. Perché quando sei ragazzo e vedi che chi aggira le regole viene ammirato, chi trova la scorciatoia viene rispettato, chi sa come funzionano certi meccanismi viene considerato più intelligente, la tentazione di emulare esiste, eccome. Ci vuole una forza vera per restare fedeli a quello in cui credi quando tutto intorno ti dice che stai sbagliando tu.
Il rischio di essere preso in giro c’era e quello di sembrare ingenuo anche, ma i nodi col tempo vengono sempre al pettine. E infatti a maggior parte di quei ragazzi brillanti, svegli e scaltri (quelli che sembravano così avanti su tutti), oggi va avanti di espedienti, sempre sul filo del rasoio tra lecito e illecito, senza una base solida e la tranquillità di chi ha costruito qualcosa di pulito. Ed questa è la mia più grande rivincita. Non la racconto per rancore, sia chiaro, ma perché è la dimostrazione più concreta che esista di quello che sto per dire. Nel nostro Paese purtroppo la furbizia ha un posto speciale tra le qualità ammirate. Non ufficialmente, sia chiaro perché nessuno lo scrive sui libri e nessun politico lo dichiara apertamente. Eppure nella pratica quotidiana, nel modo in cui si guarda a certe persone, nel tono con cui si racconta di chi “sa come muoversi nei meandri del sistema”, c’è un’ammirazione sottile che tradisce tutto. Chi trova la scorciatoia viene guardato con una certa invidia mascherata da disprezzo. Chi aggira la regola viene considerato intelligente, “in fondo, tutti lo fanno.” Chi sa come funzionano certi meccanismi viene rispettato come se possedesse un talento raro e prezioso. Ma raramente guardiamo il costo reale di tutta quella furbizia diffusa, non per chi se ne vanta, ma per tutti gli altri, per il sistema, per i figli che crescono guardando certi modelli. Quando qualcuno trova il modo di non contribuire alle casse pubbliche, da qualche parte mancano risorse. Per un ospedale, per una scuola, per una strada. Quella mancanza non appare mai nella contabilità personale di chi ha trovato la furbata ma appare nella qualità della vita di tutti noi. Quando poi in un sistema tutti sospettano che l’altro stia giocando sporco, la fiducia si erode. E senza fiducia non si costruisce niente di solido: relazioni, aziende, contratti, comunità. La sfiducia ha un costo economico reale, enorme, che nessuno calcola ma che tutti noi paghiamo ogni giorno. Quando mostriamo ai nostri figli con le parole o con l’esempio che le regole valgono solo per chi non sa aggirarle, stiamo scegliendo che tipo di adulti diventeranno. E stiamo scegliendo, di conseguenza, che tipo di paese costruiranno. La furbizia individuale ha sempre un costo collettivo che non appare mai nella contabilità di chi se ne vanta. È lì, nascosto, distribuito su tutti ma è reale ed è enorme. Un paese che elogia la furbizia invece di sanzionarla ha già scelto che tipo di futuro costruire. Un futuro in cui nessuno si fida di nessuno. In cui ogni contratto richiede tre avvocati. In cui ogni transazione porta con sé il sospetto che qualcuno stia cercando di fregare qualcun altro. In cui l’energia che dovrebbe andare nella creazione di valore viene sprecata nella difesa dal prossimo. Non è un futuro astratto questo ma è quello che vediamo intorno a noi già adesso, in dosi quotidiane. E la cosa più dolorosa è che chi paga il prezzo più alto di questa sfiducia diffusa non è chi ha barato, chi ha trovato la scorciatoia, chi ha aggirato la regola. Loro spesso se la cavano pure almeno nel breve periodo. A pagare sono quelli che giocano pulito, che fanno la fila, che pagano le tasse, che rispettano le regole anche quando nessuno guarda. Ma, e questo è il punto su cui voglio essere fermo, il breve periodo finisce e i nodi vengono al pettine.
7 consigli per non cadere nella trappola della furbizia e insegnarlo ai figli1. Distinguiamo la furbizia dall’intelligenzaSono due cose completamente diverse. L’intelligenza costruisce, trova soluzioni, crea valore, risolve problemi reali. La furbizia cerca scorciatoie, prende da qualche altra parte quello che non ha guadagnato. Nel breve periodo possono sembrare la stessa cosa ma nel lungo periodo la differenza diventa evidente. 2. Calcoliamo sempre il costo collettivo delle nostre scelte individualiOgni volta che consideriamo di aggirare una regola, di trovare una scorciatoia, di “ottimizzare” in modo creativo, chiediamoci dove va il costo di quella scelta. Quasi sempre qualcuno lo paga. A volte è lo Stato, che siamo tutti noi. A volte è un fornitore. A volte è un cliente. Il costo non sparisce ma si sposta.
3. Costruiamo la nostra reputazione come se fosse il nostro asset più preziosoPerché lo è. Nel lungo periodo, la reputazione di chi gioca pulito vale più di qualsiasi vantaggio tattico ottenuto con la furbizia. Le persone serie, quelle con cui vale davvero la pena lavorare e costruire, scelgono sempre di chi possono fidarsi, non chi è più scaltro. 4. Insegniamo ai nostri figli che le regole non sono per gli stupidiUno dei messaggi più tossici che un genitore può trasmettere anche involontariamente, anche con un sorriso compiaciuto davanti alla furbizia altrui, è che le regole esistono solo per chi non sa aggirarle. Quel messaggio costruisce adulti fragili, non adulti liberi.
5. Non confondiamo il rispetto delle regole con la passivitàChi gioca pulito non è ingenuo, non è quello che subisce, ma è quello che ha capito che le regole, quando sono giuste, proteggono tutti, anche lui. E quando le regole non sono giuste, la risposta non è aggirarle in silenzio, è cambiarle nel modo corretto, con voce e con impegno. 6. Circondiamoci di persone che giocano pulitoL’ambiente in cui si è immersi modella i comportamenti più di qualsiasi valore dichiarato. Chi frequenta persone che trovano normale aggirare le regole, prima o poi inizia a considerarlo normale anche lui. Chi frequenta persone che costruiscono con onestà, tende a fare lo stesso. Non è teoria, è quello che vedo nella vita reale, tutti i giorni.
7. Ricordiamoci che i nodi vengono sempre al pettineNon sempre subito o in modo spettacolare, ma vengono. Chi ha costruito su basi solide regge nel tempo. Chi ha costruito sull’espediente, sulla scorciatoia, sul filo del rasoio tra lecito e illecito, prima o poi trova che quella base non regge. E ricominciare da lì è molto più difficile che non aver mai deviato. ConclusioneRicapitolando ecco i consigli da seguire:
Quei ragazzini svegli del mio quartiere mi hanno insegnato qualcosa che nessun libro avrebbe potuto insegnarmi con la stessa chiarezza: la furbizia ha una data di scadenza. Il vantaggio di chi aggira le regole è quasi sempre temporaneo e quasi sempre pagato, con gli interessi, nel tempo. Perciò la vera intelligenza non è sapere come muoversi nei meandri del sistema ma avere la visione lunga abbastanza da capire che quel sistema, quando lo aggiriamo invece di rispettarlo, diventa un po’ meno funzionante per tutti. Non lo dico con rancore ma con la chiarezza di chi ha scelto la strada più lunga, più faticosa, più onesta e si ritrova oggi a costruire qualcosa di solido, senza dover guardarsi continuamente alle spalle: un paese che vuole un futuro diverso deve iniziare a cambiare quello che ammira. Non la furbizia. Il carattere. Non la scorciatoia. La costanza. Non chi sa aggirarle. Chi sa costruire nonostante le difficoltà. E questo cambiamento non parte dalle istituzioni ma dalle famiglie, dal modo in cui guardiamo certi comportamenti davanti ai nostri figli, dal modello che scegliamo di essere ogni giorno, anche quando nessuno ci sta guardando. I consigli dell’espertoUna delle mie maggiori fonti di ispirazione e apprendimento sono i libri. Per questo motivo, all’interno dell’articolo trovi parole evidenziate con diversi link a libri o prodotti che ti consiglio per approfondire ulteriormente l’argomento del giorno. Si tratta di testi autorevoli che trovo molto utili per migliorare le tue competenze e le tue conoscenze. In questa sezione ti elenco i libri consigliati:
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Commenti
Una risposta a “La furbizia non è un talento.”
ANCHE NELLA MIA INFANZIA C’ERANO QUESTI SOGGETTI. OGGI MOLTI NON CI SONO NEANCHE PIU’, PERCHE’ PASSATI A MIGLIOR VITA…

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