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Questa cosa non la so fare.
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Ciao. “Questa cosa non la so fare.” È una frase che sentiamo continuamente. E sicuramente anche tu l’avrai sentita tante volte, e mi auguro detta poche. La sentiamo nei corridoi delle aziende, nei bar, nelle famiglie, e sempre più spesso…la sentiamo nella nostra testa. È diventata un luogo comune. Ma, soprattutto, è diventata una prigione comoda, costruita mattone dopo mattone da chi ha smesso di mettersi in gioco. E la cosa più pericolosa è che spesso non è nemmeno vera.
La realtà delle microimprese: un contesto pieno di opportunità (e di scuse) In Italia, circa il 95% delle imprese è composto da microimprese. Basta superare i 10 dipendenti o i 2 milioni di euro di fatturato per essere già considerati “piccola impresa”, secondo le direttive europee. Cosa significa questo nella pratica? Significa che la maggior parte delle aziende italiane non ha organigrammi rigidi, procedure blindate, ruoli iper-specializzati come nelle multinazionali. Infatti spesso: i ruoli non sono scritti nero su bianco le responsabilità si sovrappongono le funzioni cambiano in base alle esigenze Ed è proprio qui che si apre uno spazio enorme di opportunità. Ma anche, paradossalmente, lo spazio perfetto per nascondersi. Quando l’assenza di regole diventa un alibi Nel mio lavoro, entrando in contatto con aziende di ogni tipo, noto spesso una dinamica ricorrente. Collaboratori e dipendenti che, davanti a una mancanza di struttura, non riescono a vedere opportunità… ma un alibi perfetto. E le frasi che sento ripetere sono sempre le stesse: “Non è il mio ruolo.” “Tanto è tempo sprecato.” “Non mi viene riconosciuto.” “Non sono pagato per farlo.” E allora si resta fermi. Si fa solo lo stretto indispensabile. Si aspetta che qualcuno dica cosa fare. Il problema è che, mentre si aspetta, qualcun altro si muove. La verità che pochi vogliono accettare La verità è semplice, anche se scomoda: chi dà, emerge; chi si muove, diventa un riferimento; chi si espone, costruisce leadership. Anche quando nessuno gliel’ha chiesto. Anche quando non è scritto nel contratto. Anche quando all’inizio sembra “non riconosciuto”. Perché il riconoscimento, nella maggior parte dei casi, non arriva prima dell’azione. Arriva dopo. Ed è qui che entra in gioco la consapevolezza personale e professionale.
7 consigli per smettere di dirci “non è il mio ruolo” e iniziare a crescere1. Smettiamo di dire “non lo so fare” quando in realtà significa “non voglio espormi”Essere onesti con se stessi è il primo passo. Molte volte “non lo so fare” non significa mancanza di capacità, ma paura del giudizio, dell’errore, della responsabilità. Imparare si può. Sbagliare si può. Restare fermi, no. La nostra crescita inizia sempre dove finisce la zona di comfort. 2. In contesti piccoli, il valore conta più del ruoloNelle microimprese il ruolo scritto vale poco. Conta ciò che risolvi, non ciò che dichiari. Chi porta soluzioni, anche fuori dal proprio perimetro iniziale, diventa rapidamente indispensabile. Chi si limita a “fare il minimo” resta facilmente sostituibile. E questo oggi, nel mercato del lavoro, fa tutta la differenza del mondo ragazzi.
3. Non aspettiamo che qualcuno ci autorizzi a crescereNessuno verrà mai a dirci: “Ora puoi dimostrare quanto vali.” Chi cresce professionalmente lo fa prima, spesso nel silenzio, spesso senza applausi. Aspettare l’autorizzazione significa delegare il controllo della propria vita lavorativa a qualcun altro. E raramente è una buona idea. 4. Se ci sembra “sprecato”, probabilmente stiamo guardando solo il breve periodoMolti dicono: “È sprecato impegnarsi di più.” Lo è se guardiamo solo lo stipendio di questo mese. Non lo è se guardiamo: la nostra reputazione interna; le competenze che stiamo costruendo; il peso che acquisiamo nel tempo. Il valore vero è cumulativo, non immediato.
5. Il riconoscimento segue il comportamento, non il contrarioQuesto è un punto cruciale. Chi aspetta il riconoscimento prima di dare, resterà sempre fermo. Chi dà valore in modo coerente, prima o poi viene visto. E se non viene visto lì, avrà comunque costruito competenze spendibili altrove. Nulla va davvero perso. 6. Esporci non significa farci sfruttare, ma saperci posizionareEsporci non significa dire sempre sì a tutto. Vuol dire mostrare capacità, iniziativa e visione. Poi arriva anche il momento di sederci al tavolo e parlare di riconoscimento, di ruolo, di compenso…e trattare. Ma senza valore dimostrato, quella conversazione non avverrà mai.
7. La leadership non nasce da un titolo, ma da un comportamento ripetutoLe persone che diventano punti di riferimento non lo fanno perché qualcuno glielo ha concesso. Lo fanno perché: si muovono si assumono responsabilità aiutano a risolvere problemi. E a un certo punto, il titolo arriva. Oppure arriva una nuova opportunità. In entrambi i casi, hanno vinto. ConclusioneRicapitolando ecco i consigli da seguire:
“Questa cosa non la so fare”, quindi, può essere una frase temporanea. Oppure può diventare un’identità. La differenza sta tutta lì. Nel mondo reale, quello delle aziende vere, delle microimprese, delle persone comuni, non emerge chi sa tutto, ma chi si mette in movimento. E spesso non è questione di talento, ma di coraggio. Se questo articolo ti ha fatto riflettere, condividilo con qualcuno che oggi si sente “bloccato” nel suo ruolo. E se vuoi continuare a lavorare sulla tua consapevolezza professionale, economica e personale, segui Il Calendario Finanziario, iscriviti alla newsletter e partecipa alla divulgazione: crescere da soli è difficile, farlo insieme è possibile. I consigli dell’espertoUna delle mie maggiori fonti di ispirazione e apprendimento sono i libri. Per questo motivo, all’interno dell’articolo trovi parole evidenziate con diversi link a libri o prodotti che ti consiglio per approfondire ulteriormente l’argomento del giorno. Si tratta di testi autorevoli che trovo molto utili per migliorare le tue competenze e le tue conoscenze. In questa sezione ti elenco i libri consigliati:
Non dimenticare che puoi seguirci sulle nostre pagine social dove faremo contenuti inediti per i diversi canali (link sotto👇) Ci vediamo al prossimo numero. A presto, |

Commenti
Una risposta a “Questa cosa non la so fare.”
Giuro che lo stampo e lo metto in bacheca per tutti i collaboratori!👏👏👏

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