L’Educazione finanziaria che parte dalla mente

7 consigli per trasmettere praticità e consapevolezza ai tuoi figli

Mio padre mi diceva: siediti vicino a me e guarda.

Ciao,

ragazzi le vacanze estive sono finite per me e molti altri, ma non per tutti.

Si ritorna alle attività quotidiane, agli impegni, alla routine. E come sempre, dopo qualche giorno di rientro, arriva quella sensazione mista di stanchezza residua del riposo interrotto e dell’energia nuova di chi ha davvero staccato.

Perché staccare è importante indipendentemente da dove si va, da quanto si spende, da quanto lontano si va. L’importante è che la testa si fermi davvero, anche solo per qualche giorno.

Per me è stata vacanza in famiglia, con mia moglie Speranza ed i miei figli Gaetano e Federica che stanno crescendo a vista d’occhio, e ogni volta che me ne accorgo mi fermo un secondo e resto lì, in quel misto di orgoglio e malinconia che conosce bene chi ha figli ( è stato con me anche mio fratello Dario ed il mio amico Pino).

Abbiamo trascorso una decina di giorni insieme, rilassandoci, stando semplicemente insieme senza l’ansia del fare e del produrre.

Poi, con qualche giorno libero ancora a disposizione, mia moglie ed io ci siamo rimboccati le maniche per fare qualcosa che aspettava da tempo: i lavoretti in casa. 😂

Già, perché spesso le vacanze servono anche a questo. A fare finalmente quelle cose che durante l’anno restano sempre in fondo alla lista, rimandabili all’infinito finché non arriva il momento giusto.

E in quei giorni di cacciaviti, tubi, lampadari e serrature, è tornato prepotentemente qualcosa che non mi abbandona mai davvero: la voce di mio padre.

Mio padre, come sa chi mi legge da tempo, era idraulico ed elettricista.

Un uomo di mani, di praticità, di quella competenza silenziosa che non ha bisogno di essere dimostrata perché la si vede in quello che fai, punto.

In estate, quando avevo l’età di Gaetano ma anche più piccolo, mi portava spesso con lui nelle case dei clienti, nei lavori che faceva.

Non mi chiedeva di aiutarlo e non mi spiegava teorie.

Mi diceva solo una cosa:

“Quando sto lavorando, siediti vicino a me e guardami. Un domani, se impari a fare piccole riparazioni in casa tua, sarà importantissimo per farti risparmiare soldi.”

Aveva ragione. Come quasi sempre.

Perché quella non era solo una lezione di idraulica o di elettricità. Era una lezione di vita. Era il modo in cui mio padre, senza lauree in pedagogia, senza libri di auto-aiuto, senza metodologie elaborate, mi stava insegnando qualcosa di fondamentale.

Che la praticità è una forma di libertà, che saper fare le cose con le proprie mani non è un retaggio del passato ma è un risparmio reale, concreto, misurabile nel tempo.

E che la competenza, qualsiasi competenza, si impara guardando qualcuno che la sa fare.

Ho sostituito la rubinetteria nei bagni che col tempo si era consumata. Il box doccia, stesso discorso. Qualche lampadario. Una serratura. Qualche elettrodomestico. Diciamo che c’è stato da fare. 😅

E mentre lavoravo, con quella concentrazione mista a imprecazione sotto voce tipica di chi fa queste cose senza essere un professionista, a un certo punto ho alzato gli occhi: mio figlio era seduto vicino a me a guardarmi.

Mi sono fermato un secondo e ho pensato a mio padre.

Non l’ho chiamato, non gli ho fatto una lezione, non gli ho spiegato il manuale tecnico della rubinetteria. Gli ho solo fatto vedere, l’ho lasciato lì, accanto a me, a guardare.

Esattamente come faceva mio padre con me quarant’anni fa.

Ho piena consapevolezza di non essere bravo come lui in queste cose. Lui era un artigiano vero e quelle sue mani sapevano fare cose che le mie sanno solo imitare. Ma non è questo il punto.

A me interessa che ai miei figli arrivi il messaggio. Che siano persone pratiche. Che capiscano che saper fare le cose con le proprie mani è un valore, economico ma soprattutto umano.

E poi, lo dico con un sorriso perché so cosa ne pensava, rispetto a mio padre sono più bravo su altro. 😁

Lui è venuto a mancare quindici anni fa circa ma resta comunque il mio punto di riferimento più importante. E ogni volta che prendo in mano un cacciavite, sento ancora la sua voce: “Siediti vicino a me e guarda.”

C’è un aspetto di questa storia che mi appartiene profondamente come educatore finanziario e che voglio condividere con voi.

La competenza pratica è una delle forme di risparmio più sottovalutate che esistano.

Un idraulico che viene a casa per un intervento semplice può costare tra i 50 e i 150 euro solo per la chiamata (dipende dalla città di residenza), spesso indipendentemente dal lavoro che fa.

Un elettricista, un falegname, un tecnico degli elettrodomestici, stesso discorso.

Nel corso di una vita, in una casa di proprietà, questi interventi si moltiplicano. Si rompono cose, si consumano rubinetti, si fulminano lampadine in posti scomodi, si inceppano serrature.

Chi sa fare anche solo le cose di base, non il lavoro professionale ma le piccole riparazioni quotidiane, risparmia nel tempo una cifra che non è affatto trascurabile.

Non è questo il punto principale, sia chiaro. Il punto principale è la mentalità che ci sta sotto.

Quella di chi non aspetta che qualcun altro risolva i problemi. Di chi guarda una situazione e si chiede “cosa posso fare io?” prima di chiamare qualcuno. Di chi non ha paura di sporcarsi le mani, di provare, di sbagliare e riprovare.

Quella mentalità vale molto più della riparazione stessa.

7 consigli per trasmettere praticità e consapevolezza ai tuoi figli

1. Falli guardare, non solo sentire

Le parole insegnano poco e l’esempio insegna tutto. Quando fai qualcosa con le mani, anche una cosa piccola, anche una riparazione banale, lascia che i tuoi figli siano lì vicino a te. Non spiegare troppo. Fai vedere. Quella immagine resterà molto più a lungo di qualsiasi discorso.

2. Insegna il valore della competenza pratica

In un mondo che glorifica le professioni digitali e i lavori da ufficio, saper fare le cose con le mani è un valore reale che va trasmesso consapevolmente. Non per sminuire nessun percorso professionale ma per dare ai figli una dotazione completa, che includa anche la capacità di arrangiarsi quando serve.

3. Collega la praticità al risparmio reale

I figli più grandi possono capire il ragionamento economico. Spiega loro, in modo semplice, quanto costa chiamare un professionista per un intervento base. E poi mostra loro come si fa quella cosa. Quella connessione tra competenza e risparmio concreto è una delle lezioni di educazione finanziaria più pratiche che esistano.

4. Usa le vacanze anche per fare le cose in sospeso

Le ferie non devono essere solo riposo passivo. Possono essere anche il momento in cui si fanno quelle cose che durante l’anno non trovano mai spazio. Un lavoretto in casa, una sistemazione rimandata, una piccola miglioria che si aspettava da mesi. Questo insegna ai figli che il tempo libero ha valore e che usarlo bene non significa necessariamente non fare niente.

5. Racconta le storie di chi ti ha insegnato

I nonni, i genitori, le persone che ci hanno formato, le loro storie hanno un peso educativo enorme sui bambini e sui ragazzi. Racconta chi erano, cosa sapevano fare, cosa ti hanno insegnato. Queste storie costruiscono identità, radici, senso di appartenenza. E spesso insegnano più di qualsiasi corso.

6. Valorizza il tentativo, non solo il risultato

Quando un figlio prova a fare qualcosa con le mani e non riesce perfettamente (e non riuscirà perfettamente, almeno le prime volte) valorizza il tentativo. Il fatto che abbia provato, che non si sia tirato indietro, che abbia avuto la disponibilità a sporcarsi le mani. Il risultato arriva con la pratica. La disponibilità a provarci è già tutto.

7. Sii il primo esempio di persona pratica

I figli non imparano da quello che diciamo, imparano da quello che facciamo. Se ci vedono affrontare i problemi pratici con calma, con competenza anche imperfetta, con la voglia di capire e risolvere, impareranno a fare lo stesso. Se ci vedono chiamare sempre qualcun altro per qualsiasi cosa, impareranno anche quello.

Conclusione

Ricapitolando ecco i consigli da seguire:

  1. Falli guardare, non solo sentire
  2. Insegna il valore della competenza pratica
  3. Collega la praticità al risparmio reale
  4. Usa le vacanze anche per fare le cose in sospeso
  5. Racconta le storie di chi ti ha insegnato
  6. Valorizza il tentativo, non solo il risultato
  7. Sii il primo esempio di persona pratica

Mio padre non era un uomo di molte parole, piuttosto di mani, di gesti, di presenza silenziosa e competente.

E quella frase “siediti vicino a me e guarda” è forse la lezione più preziosa che mi abbia mai dato. Non perché mi abbia insegnato la rubinetteria o l’elettricità ma perché mi ha insegnato a guardare, ad osservare, a imparare stando vicino a chi sa fare.

Quindici anni fa ci ha lasciati eppure ogni volta che prendo in mano un attrezzo, ogni volta che mi metto a risolvere qualcosa in casa, ogni volta che mio figlio si siede vicino a me a guardare, lui è lì.

E quella è la forma più bella e più duratura di eredità che un padre possa lasciare.

Non i soldi. Non i beni. Non i titoli.

Il modo di guardare le cose, il coraggio di affrontarle, la praticità di chi non aspetta che qualcun altro risolva i problemi.

Cercate di trasmetterlo ai vostri figli, ragazzi.

State seduti con loro, fateli guardare, raccontate loro chi eravate e chi erano quelli che vi hanno preceduto.

Quella trasmissione vale tutto.

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Commenti

Una risposta a “Mio padre mi diceva: siediti vicino a me e guarda.”

  1. Avatar Raffaele

    Quanto hai ragione, le tue parole hanno fatto ritornare indietro nel tempo anche me. Bell’articolo!

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