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Come volevasi dimostrare
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Ciao, ragazzi, questa settimana ho letto una notizia che mi ha fatto venire voglia di scrivere immediatamente. Sam Altman, il capo di OpenAI (l’azienda che ha portato l’intelligenza artificiale nelle case e nelle tasche di miliardi di persone) ha frenato pubblicamente su quella che era diventata la promessa più seducente dell’era dell’IA. La promessa era questa: l’intelligenza artificiale ci avrebbe liberato dal lavoro ripetitivo, ci avrebbe restituito tempo, ci avrebbe permesso di pensare di più e faticare di meno. Una visione bellissima, quasi utopica, che molti me compreso, con una certa curiosità avevamo iniziato a prendere sul serio. E invece no. Altman oggi dice che lavoreremo di più, non di meno. Che il tempo liberato dall’IA non diventerà riposo, ma verrà immediatamente riempito di nuove ambizioni, nuovi obiettivi, nuova produzione. Perché, dice, vogliamo sempre di più. E il mercato premia chi corre più veloce.
Ora, io non sono qui per commentare le scelte strategiche di OpenAI, né per fare analisi tecnologiche che non mi competono. Sono qui perché questa notizia mi ha fatto pensare immediatamente a qualcosa di molto più vicino alla vita reale delle famiglie italiane. E la prima cosa che ho pensato è stata: come volessi dimostrare. C’è un meccanismo che Altman descrive con grande lucidità e che io riconosco perfettamente nel comportamento delle persone con cui lavoro ogni giorno. L’intelligenza artificiale, come qualsiasi altro strumento di produttività, non decide da sola quante ore lavoriamo. Può ridurre il tempo necessario per svolgere un compito, per analizzare dati, per scrivere un documento, per gestire una pratica ma poi sta alle persone e alle organizzazioni decidere che cosa fare con quel tempo risparmiato. E qui arriva la parte scomoda. Quasi nessuno usa il tempo risparmiato per riposare davvero, per stare con la famiglia, per rallentare, per respirare. Lo riempie immediatamente con qualcos’altro. Un’altra riunione, un altro progetto, un altro obiettivo, un altro cliente da servire, un altro traguardo da raggiungere. Perché il mercato premia chi produce di più, non chi vive meglio. E questa logica che vale per le aziende quanto per le persone rende ogni guadagno di efficienza un punto di partenza per correre ancora più veloce, non un’occasione per fermarsi. Altman lo dice esplicitamente: in un mondo post-intelligenza artificiale saremo “molto più impegnati” di quanto immaginavamo. E io dico: esatto. Come volessi dimostrare. E la differenza la faremo sempre e soltanto “noi” nella nostra vita. Vorrei quindi essere chiaro su una cosa perché non voglio essere frainteso. Il problema non è l’intelligenza artificiale. Non è la tecnologia in sé, non è la produttività, non è nemmeno l’ambizione. Il problema è culturale, è sistemico ed è esattamente lo stesso problema di cui parliamo ogni settimana quando parliamo di finanze familiari. La tendenza a riempire ogni spazio disponibile, di tempo, di denaro, di energia, invece di usarlo consapevolmente. Quando arriva un aumento di stipendio, quasi nessuno lo usa per lavorare meno o per costruire una riserva. Lo usa per alzare lo stile di vita. Per comprare qualcosa che prima non poteva permettersi. Per aggiungere una rata in più al bilancio familiare. Quando arriva uno strumento che risparmia tempo, quasi nessuno usa quel tempo per stare con i propri figli o per dormire un’ora in più. Lo usa per fare un’altra cosa, poi un’altra ancora, poi un’altra ancora. Il meccanismo è identico. Cambia solo la risorsa: soldi in un caso, tempo nell’altro. Ma il comportamento umano sottostante è sempre lo stesso: riempiamo ogni spazio prima ancora di chiederci se vogliamo davvero riempirlo. E questa incapacità di fermarsi, di scegliere, di decidere consapevolmente cosa fare con le risorse che si liberano, sia di tempo che di denaro, è esattamente il cuore del problema che l’educazione finanziaria, quella vera, cerca di affrontare. C’è un’altra cosa poi che Altman dice e che merita attenzione. L’economia, nella sua visione, resta fondamentalmente un gioco relativo. Ognuno guarda come sta andando rispetto agli altri. E questa competizione continua azzera, di fatto, qualsiasi vantaggio individuale introdotto dall’IA in termini di risparmio di tempo. Perché se tutti diventano più produttivi grazie all’intelligenza artificiale, il vantaggio competitivo non appartiene a chi produce di più ma a chi produce ancora di più degli altri. È una corsa che non ha mai un traguardo definitivo, perché il traguardo si sposta ogni volta che qualcuno lo raggiunge. E questo, ragazzi, è il punto più importante di tutta la storia. Perché finché misuriamo il nostro benessere in termini relativi, finché guardiamo sempre a quanto stiamo andando bene rispetto agli altri invece di chiederci quanto stiamo andando bene secondo i nostri criteri, non ci sarà mai abbastanza. Non abbastanza denaro. Non abbastanza tempo. Non abbastanza produttività. E nessuna intelligenza artificiale, per quanto potente, potrà colmare un vuoto che non è tecnologico ma umano.
7 consigli per non cadere nella trappola del “fare di più”1. Decidiamo in anticipo cosa faremo con le risorse che si liberanoChe si tratti di tempo risparmiato grazie a uno strumento nuovo o di denaro in più arrivato con un aumento, la domanda da porci non è “cosa posso fare adesso?” ma “cosa voglio costruire con questo spazio?” Chi non risponde a questa domanda prima, quasi inevitabilmente riempie lo spazio con la prima cosa che arriva e quella prima cosa raramente è la più importante. 2. Smettiamo di misurare il nostro benessere guardando gli altriIl confronto verso l’alto è una trappola senza uscita. C’è sempre qualcuno che produce di più, che guadagna di più, che ha raggiunto risultati più grandi. Se il nostro punto di riferimento è sempre esterno, non saremo mai abbastanza. Definiamo i nostri criteri di benessere e misuriamoci su quelli, non su quelli del mercato.
3. Trattiamo il tempo con la stessa serietà con cui trattiamo il denaroLe persone pianificano le spese, tengono traccia dei conti, si preoccupano di non sprecare denaro ma raramente fanno lo stesso con il tempo. Eppure il tempo è la risorsa più scarsa e più non rinnovabile che esista. Iniziamo a chiederci dove va il nostro tempo con la stessa attenzione con cui ci chiediamo dove vanno i nostri soldi. 4. Riconosciamo quando l’efficienza diventa una scusa per correre di piùOgni volta che usiamo uno strumento più efficiente e il risultato è che abbiamo ancora meno tempo di prima, fermiamoci. Qualcosa non torna. L’efficienza vera dovrebbe liberare risorse, non moltiplicare gli impegni. Se stiamo correndo più veloce ma non sappiamo ancora dove stiamo andando, forse il problema non è la velocità.
5. Costruiamo spazi di non-produttività nella nostra settimanaNon come lusso ma come necessità strategica. Le idee migliori, le decisioni più lucide, le relazioni più solide, nascono quasi sempre negli spazi vuoti, non in quelli pieni. Proteggere del tempo che non produce niente di misurabile è forse l’investimento più controintuitivo e più efficace che noi possiamo fare. 6. Usiamo gli strumenti nuovi per fare meglio, non solo per fare di piùL’intelligenza artificiale, come qualsiasi tecnologia, è uno strumento. Possiamo usarla per produrre il doppio nello stesso tempo e ritrovarci esausti come prima. Oppure possiamo usarla per produrre la stessa cosa in metà tempo e usare l’altra metà per vivere. La scelta è nostra, non della tecnologia.
7. Insegniamo ai nostri figli a distinguere la produttività dal valoreCrescere in una cultura che misura il valore delle persone attraverso la loro produttività è uno dei condizionamenti più difficili da smontare in età adulta. Mostriamo quindi ai nostri figli, con l’esempio prima che con le parole, che una persona vale per quello che è, non per quanto produce. Che il riposo non è pigrizia. Che il tempo con la famiglia non è tempo perso. ConclusioneRicapitolando ecco i consigli da seguire:
Quando ho letto le parole di Altman, la prima cosa che ho pensato è stata una sensazione di riconoscimento, quasi di conferma. Non perché concordi con tutto quello che dice ma perché descrive con precisione un meccanismo che osservo ogni giorno nelle famiglie, nelle conversazioni, nelle storie che mi arrivano via mail. Il problema non è mai la mancanza di risorse. È la mancanza di intenzione su come usarle. E finché non sviluppiamo quella capacità, di fermarci, di scegliere, di decidere consapevolmente cosa fare con il tempo e il denaro che si liberano, nessuna tecnologia cambierà davvero qualcosa. Perché la tecnologia può liberare risorse ma solo noi possiamo decidere di non riempirle subito con qualcos’altro. E quella decisione, ragazzi, è il cuore di tutto. Dell’educazione finanziaria, della qualità della vita, del tipo di futuro che stiamo costruendo per noi e per chi verrà dopo di noi. I consigli dell’espertoUna delle mie maggiori fonti di ispirazione e apprendimento sono i libri. Per questo motivo, all’interno dell’articolo trovi parole evidenziate con diversi link a libri o prodotti che ti consiglio per approfondire ulteriormente l’argomento del giorno. Si tratta di testi autorevoli che trovo molto utili per migliorare le tue competenze e le tue conoscenze. In questa sezione ti elenco i libri consigliati:
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Commenti
Una risposta a “Come volevasi dimostrare”
…QUINDI ANCHE CON L’INTELLIGENZA SIAMO PUNTO E A CAPO…

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