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Se competi con te stesso è inutile barare.
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Ciao, ragazzi, stamattina, domenica 13/06/26 stavo facendo la mia corsetta. È uno di quei momenti in cui la testa si libera davvero, il corpo va avanti quasi da solo e la mente vaga, si ferma, riprende, elabora. È per questo che adoro correre: non solo per la salute ma per tutto quello che succede dentro di me mentre i miei piedi battono sull’asfalto. E stamattina riflettevo su un argomento che voglio condividere con voi, perché più ci pensavo e più mi sembrava di riscontrarlo nella vita personale, nelle aziende, nei paesi, nel mondo intero: quando competi con te stesso, è inutile barare perché l’unico che prendi in giro sei tu. Mi spiego meglio! Se ieri correvo cinque chilometri e oggi dico di averne corsi sette senza averlo fatto davvero, non ho ingannato nessuno. Ho ingannato solo me stesso e non ci guadagno niente anzi, perdo qualcosa, perché perdo la misura reale di dove sono e di quanto posso crescere. Ma quando competi con gli altri, le probabilità di barare aumentano drasticamente. E lì inizia tutto.
Pensateci un momento. Nelle aziende si fissano obiettivi in base ai competitor, si guardano i loro numeri, le loro quote di mercato, i loro risultati e si costruiscono strategie per batterli o almeno per tenerli a bada. Fin qui niente di sbagliato. Il problema è quando il punto di riferimento esterno diventa l’unica bussola, quando non si misura più quanto si è cresciuti rispetto a ieri, ma solo quanto si è meglio o peggio degli altri. Perché a quel punto la tentazione di abbellire i numeri, di spostare i risultati, di presentare una versione leggermente diversa dalla realtà diventa fortissima. Non necessariamente per malafede consapevole. A volte è quasi automatico, un aggiustamento qui, una selezione dei dati là, un’enfasi su quello che va bene e un silenzio strategico su quello che non va. E quando tutti fanno così, nessuno riesce più a capire dove sia davvero la realtà. Questo meccanismo, se ci riflettiamo, non vale solo per le aziende ma anche per i paesi. E qui voglio essere diretto, perché è una cosa che mi pesa e che sento sempre più evidente. Siamo abituati a guardare le classifiche internazionali come se fossero verità assolute. Il PIL di questo paese, il debito di quell’altro, i tassi di crescita, gli indici di competitività. Numeri presentati con una precisione che dà l’impressione di solidità scientifica. Ma poi arrivano le notizie. Lo scandalo Volkswagen, per esempio, che non era solo un problema di emissioni truccate, ma la punta di un iceberg che ha mostrato come anche le economie più celebrate abbiano le loro zone d’ombra. Il debito degli Stati Uniti, come non parlarne, ormai fuori da qualsiasi parametro di sostenibilità, eppure sistematicamente scaricato sul resto del mondo attraverso meccanismi monetari che i più non capiscono ma che tutti pagano. E credetemi, non lo dico per alimentare il complottismo ma perché è la realtà documentata e ignorarla significa continuare a competere con fantasmi invece che con la propria sostanza. Insomma, dove c’è competizione sfrenata con l’esterno, il pericolo di barare c’è quasi sempre. E fin quando non si capisce questo, si continuerà ad avere bisogno di controllori, di organismi di vigilanza, di regolatori, di istituzioni che verifichino che nessuno stia truccando i dati. Il che è necessario, anzi, assolutamente necessario, ma è un rimedio al sintomo e non alla causa. La causa vera è più semplice e più profonda di quanto sembri: abbiamo scelto gli altri come punto di riferimento invece di noi stessi. L’Italia misura il suo successo guardando la Germania. La Germania guarda gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti guardano la Cina. La Cina guarda chiunque sia davanti a lei. E in questo girotondo infinito, nessuno si ferma mai a chiedersi: rispetto a ieri, stiamo andando nella direzione giusta? Perché questa domanda semplice, diretta, onesta, non richiede di confrontarsi con nessuno ma solo di avere il coraggio di guardare i propri numeri reali e di chiedersi se stiano migliorando. Infatti l’Italia per crescere davvero non ha bisogno di battere la Germania ma ha solo bisogno di battere se stessa rispetto a ieri. Di ridurre il proprio debito e non rispetto a quello degli altri, ma rispetto a quello che ha dell’anno scorso. Di migliorare la propria efficienza amministrativa e non per sembrare più competitiva nelle classifiche, ma perché i cittadini vivano meglio rispetto a prima. Di costruire un sistema educativo migliore e non per scalare le graduatorie OCSE, ma perché i ragazzi italiani abbiano più strumenti di quanti ne avevano i loro genitori. Questa è una competizione che non si può truccare. Perché i numeri sono i tuoi. Il confronto è con te stesso. E il risultato, nel bene e nel male, è solo tuo. Ecco ragazzi, mentre correvo pensavo anche a questo. Assurdo vero? È il potere della corsa😄 Quanto spesso anche noi, nella vita personale e finanziaria, cadiamo nella stessa trappola? Compriamo cose per stare al passo con gli altri. Scegliamo lavori per il prestigio esterno più che per la soddisfazione interna. Misuriamo il nostro successo guardando chi abbiamo intorno invece di chi eravamo ieri. E quando il punto di riferimento è esterno, che sia il vicino, il collega, il profilo Instagram di qualcuno che non conosciamo davvero, la tentazione di imbellire anche la nostra versione di noi stessi diventa fortissima. Spendiamo più di quello che abbiamo per sembrare quello che non siamo. Raccontiamo una versione leggermente aggiustata della nostra situazione nelle conversazioni sociali. Ci confrontiamo con persone i cui numeri reali non conosciamo e che probabilmente stanno facendo lo stesso con noi. È lo stesso meccanismo che succede tra le aziende o paesi ma su scala individuale. E la soluzione è la stessa: smettere di guardare gli altri come metro di misura e iniziare a competere solo con la versione di noi stessi di ieri.
7 consigli per competere con te stesso invece che con gli altri1. Tieni traccia dei tuoi numeri, non di quelli degli altriIl tuo stipendio, i tuoi risparmi, i tuoi debiti, le tue spese, questi sono i numeri che contano. Non quello che guadagna il tuo collega o quanto ha speso il tuo vicino di casa. Inizia a misurare i tuoi progressi solo rispetto alla tua situazione del mese scorso, dell’anno scorso. Quella è l’unica competizione onesta che puoi fare. 2. Definisci il successo con i tuoi criteriCosa significa per te stare bene economicamente? Avere una riserva di sei mesi? Pagare il mutuo senza ansia? Poter fare una vacanza all’anno senza sensi di colpa? Quella definizione deve essere tua e non mutuata da standard esterni. Chi usa i criteri degli altri per misurare se stesso non si sentirà mai abbastanza.
3. Diffida dei numeri che non puoi verificareNei paesi, nelle aziende, nelle persone, i numeri presentati per fare bella figura spesso non sono quelli reali. Sviluppa uno spirito critico sano. Non il cinismo di chi non crede a niente, ma la prudenza di chi sa che la competizione con l’esterno crea incentivi a imbellire la realtà. 4. Celebra i progressi rispetto a ieri, non i primati rispetto agli altriHai risparmiato cinquanta euro più del mese scorso? È un progresso reale. Hai ridotto una spesa inutile? È un progresso reale. Il fatto che il tuo collega risparmi di più è irrilevante perché la sua vita non è la tua, le sue priorità non sono le tue, i suoi punti di partenza non erano i tuoi.
5. Applica lo stesso principio al lavoro e alla crescita professionaleSei cresciuto rispetto all’anno scorso? Hai imparato qualcosa di nuovo? Hai migliorato qualcosa nel modo in cui lavori? Queste sono le domande giuste. E non: sono meglio del mio collega? Ho ottenuto più del mio competitor? Chi compete solo con gli altri smette di crescere quando li supera. Chi compete con se stesso non si ferma mai. 6. Insegna questo ai tuoi figli prima che il sistema li formi diversamenteLa scuola, i social, il sistema economico, tutto insegna ai ragazzi a competere con gli altri, a stare nelle classifiche, a primeggiare rispetto ai compagni. Controbilancia questo messaggio a casa. Insegna loro che il voto che conta è quello che hanno migliorato rispetto a prima e non quello più alto della classe.
7. Ricorda che la crescita sostenibile è sempre quella internaLe aziende che crescono in modo sostenibile nel tempo non sono quelle che hanno battuto tutti i competitor. Sono quelle che hanno migliorato continuamente i propri processi, la propria qualità, la propria efficienza e indipendentemente da cosa facessero gli altri. Vale per le aziende. Vale per i paesi. Vale per le persone. ConclusioneRicapitolando ecco i consigli da seguire:
Ho finito la mia corsa stamattina e non so quanto veloce fossi rispetto agli altri runner che ho incrociato lungo la strada. Anzi, nemmeno mi interessa perché, volutamente, esco a correre sempre da solo. So che ho corso qualche minuto in più rispetto alla settimana scorsa. E quella è l’unica cosa che conta davvero per me. Vogliamo crescere in modo sostenibile come persone, come famiglie, come paese? Allora smettiamo di guardare gli altri. Prendiamo i nostri dati di ieri e facciamo di meglio oggi. Senza trucchi, senza abbellimenti e senza la tentazione di barare perché tanto nessuno ci guarda. Perché quando competi con te stesso, qualcuno che guarda c’è: sei solo tu. I consigli dell’espertoUna delle mie maggiori fonti di ispirazione e apprendimento sono i libri. Per questo motivo, all’interno dell’articolo trovi parole evidenziate con diversi link a libri o prodotti che ti consiglio per approfondire ulteriormente l’argomento del giorno. Si tratta di testi autorevoli che trovo molto utili per migliorare le tue competenze e le tue conoscenze. In questa sezione ti elenco i libri consigliati:
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Commenti
Una risposta a “Se competi con te stesso è inutile barare.”
condivido assolutamente il tuo punto di vista…è stato davvero molto piacevole leggerti!👍👍👍

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