Il tuo carrello è attualmente vuoto!

Non serve cambiare città.
|
Ciao, ragazzi, quante volte l’abbiamo pensato e magari non ad alta voce. Probabilmente in quei momenti dove tutto sembra troppo pesante e la mente inizia a vagare altrove: se cambiassi città tutto sarebbe diverso se trovassi un altro lavoro respirerei finalmente se mi allontanassi da questo ambiente mi sentirei libero C’è qualcosa di profondamente umano in questo pensiero e nella speranza che basti spostare il corpo per lasciare i problemi dove sono. Che un ambiente nuovo porti con sé una versione nuova di noi stessi, oppure il cambiamento geografico produca, quasi per magia, un cambiamento interiore. Il problema è quello che succede dopo. Ci ritroviamo nel posto nuovo. L’appartamento è diverso, le strade sono diverse, le facce intorno a noi sono diverse. Ma quei pensieri che volevamo lasciare indietro sono lì puntualissimi, intatti, come se avessero fatto le valigie insieme a noi senza nemmeno chiedere il permesso. Perché i problemi che portiamo dentro viaggiano con noi. Sempre. Nessun trasloco li ferma e nessuna fuga li dissolve. Cambiano scenario, ma restano sostanzialmente identici finché non li guardiamo davvero.
Ho conosciuto nel tempo tante persone che hanno fatto questa scelta e a dire il vero anche a me è successo di vivere un paio d’anni a Londra per le stesse motivazioni. Ho tanti amici, alcuni mi stanno anche leggendo in questo momento, che hanno cambiato città o continente, lavoro, relazione, ambiente, cercando fuori quello che non riuscivano a trovare dentro. E quasi sempre, dico quasi sempre, la storia si è ripetuta. Le stesse dinamiche, gli stessi schemi, gli stessi pensieri, in un contesto diverso, ma identici nella sostanza. Non perché queste persone fossero incapaci di cambiare, semplicemente perché stavano cercando la soluzione nel posto sbagliato. Quando il problema è dentro di noi, quando è un modo di guardare le cose, un pattern di comportamento, una convinzione radicata su come funziona il mondo, spostare il corpo non sposta niente. È come cercare di correggere un errore nel testo cambiando il colore dello schermo. Il testo è ancora lì, l’errore è ancora lì. Abbiamo solo un nuovo sfondo. C’è qualcosa di liberatorio nella consapevolezza che sto per condividere con voi. Il cambiamento più potente che possiamo fare non richiede un trasloco, non richiede di lasciare tutto e ricominciare da zero, non richiede un investimento economico, una pianificazione logistica, il coraggio di abbandonare quello che si ha. Richiede qualcosa di molto più semplice e molto più difficile allo stesso tempo: richiede onestà, una domanda diversa a noi stessi e la disponibilità a guardare la stessa situazione da un’angolazione che non abbiamo ancora provato. Potremmo risolvere cose che sembrano enormi semplicemente smettendo di guardarle nello stesso modo in cui le abbiamo sempre guardate. Pensate a un problema finanziario, uno di quelli che sembrano invalicabili. Le rate che non finiscono mai. Le spese che superano sempre le entrate. La sensazione di non riuscire mai a mettere niente da parte. Per anni molte famiglie guardano questo problema cercando la soluzione fuori. Uno stipendio più alto, una fortuna inaspettata, un momento in cui le circostanze esterne migliorano abbastanza da risolvere tutto da sole. E aspettano. E il problema resta. Poi qualcosa cambia e non nelle circostanze, ma nel modo di guardarle. Si smette di chiedersi “come posso avere di più?” e si inizia a chiedersi “come posso gestire meglio quello che ho?” È la stessa situazione, sono gli stessi numeri ma è uno sguardo completamente diverso. E quello sguardo diverso cambia tutto. Per sempre. Senza biglietto di andata. Crescendo, lo dico anche per esperienza personale e non come osservazione astratta, si arriva a capire una cosa che da giovani è quasi impossibile vedere chiaramente: i problemi non si evitano ma si affrontano. Da giovani la tentazione di fuggire è fortissima e in un certo senso è comprensibile. Si ha meno esperienza, meno strumenti, meno consapevolezza di quanto sia inutile spostare il problema invece di risolverlo. Ma con gli anni arriva la consapevolezza che ogni problema evitato tornerà. Prima o poi, in una forma o nell’altra, tornerà. E che il costo di affrontarlo cresce ogni volta che lo si rimanda. La maturità non è l’assenza di problemi ma è la capacità di guardarli in faccia senza cercare la via di fuga più comoda. È sedersi con il disagio invece di scappare da esso e chiedersi “cosa mi sta insegnando questa situazione?” invece di “come faccio a liberarmene?”
7 consigli per imparare a cambiare sguardo invece di cambiare scenario1. Prima di cambiare qualcosa fuori, chiediamoci cosa cambieremmo dentroOgni volta che sentiamo la tentazione di fuggire, da un lavoro, da una situazione, da un ambiente, fermiamoci un momento e chiediamoci onestamente: se tutto intorno restasse uguale, cosa potremmo cambiare nel modo in cui guardiamo questa cosa? Quella risposta vale più di qualsiasi trasloco. 2. Identifichiamo il pattern che si ripeteSe ci ritroviamo ad affrontare le stesse situazioni in contesti diversi, gli stessi conflitti, gli stessi problemi finanziari, le stesse dinamiche relazionali, è un segnale chiaro. Non è il posto che crea il problema ma siamo noi che portiamo con noi qualcosa che va guardato. Riconoscere il pattern è il primo passo per interromperlo.
3. Cambiamo la domanda, non solo la rispostaSpesso siamo bloccati non perché non troviamo la risposta giusta, ma perché continuiamo a fare la domanda sbagliata. “Perché mi succede sempre questo?” produce una risposta diversa da “Cosa posso imparare da questa situazione?”. La domanda determina la direzione del pensiero. Cambiamo la domanda e il pensiero inizia ad andare in un posto diverso. 4. Cerchiamo il punto di vista che non abbiamo ancora provatoDi fronte a un problema che sembra senza uscita, chiediamoci: da quale angolazione non l’ho ancora guardato? Come lo vedrebbe qualcuno che rispetto e che la pensa diversamente da me? Come lo guarderei tra cinque anni? Quella prospettiva non richiede niente, solo la disponibilità a provarla.
5. Smettiamo di rimandare il confronto con la realtàI problemi che non si guardano crescono. Quelli finanziari in particolare, i debiti ignorati, le spese non tracciate, le decisioni rimandate, diventano sempre più grandi e sempre più difficili da affrontare ogni giorno che passa. Guardare la realtà così com’è, anche quando fa male, è quasi sempre meno doloroso di quello che si immagina prima di farlo. 6. Distinguiamo il cambiamento che serve da quello che vogliamo solo per scappareNon tutti i cambiamenti sono fughe. A volte cambiare lavoro, città o ambiente è davvero la scelta giusta, non per fuggire da qualcosa, ma per andare verso qualcosa e la differenza sta nell’intenzione. Stiamo cercando qualcosa di nuovo o stiamo solo cercando di lasciare qualcosa di vecchio? Quella distinzione cambia tutto.
7. Ricordiamoci che il punto di vista nuovo è gratuito e permanenteUn trasloco costa soldi, energie, tempo. E spesso non risolve niente. Un punto di vista nuovo è gratuito e costa solo onestà e disponibilità. Ma quando arriva davvero, quando cambia genuinamente il modo in cui guardiamo una cosa, quel cambiamento è permanente e nessuno può portarcelo via. E si porta ovunque, senza bisogno di fare le valigie. ConclusioneRicapitolando ecco i consigli da seguire:
Il posto nuovo è costoso e temporaneo mentre il punto di vista nuovo è gratuito e cambia tutto per sempre. Questa non è filosofia astratta ma è la cosa più pratica e più concreta che posso dire perché l’ho vista funzionare troppe volte per dubitarne. Famiglie che hanno risolto problemi finanziari che sembravano enormi non perché le circostanze siano cambiate, ma perché hanno cambiato il modo di guardarli. Persone che hanno trovato la serenità che cercavano non spostandosi fisicamente, ma smettendo di cercarla fuori e iniziando a costruirla dentro. La maturità vera, quella che arriva con gli anni, con le esperienze, con i problemi affrontati invece che evitatiè esattamente questa. La capacità di sedersi con una situazione difficile, di guardarla in faccia senza cercare la via di fuga più comoda, e di chiedersi onestamente: da dove non l’ho ancora guardata? Quella domanda, fatta davvero, vale più di qualsiasi biglietto. I consigli dell’espertoUna delle mie maggiori fonti di ispirazione e apprendimento sono i libri. Per questo motivo, all’interno dell’articolo trovi parole evidenziate con diversi link a libri o prodotti che ti consiglio per approfondire ulteriormente l’argomento del giorno. Si tratta di testi autorevoli che trovo molto utili per migliorare le tue competenze e le tue conoscenze. In questa sezione ti elenco i libri consigliati:
Non dimenticare che puoi seguirci sulle nostre pagine social dove faremo contenuti inediti per i diversi canali (link sotto👇) Ci vediamo al prossimo numero. A presto, |

Commenti
Una risposta a “Non serve cambiare città.”
l’argomento di oggi fa davvero molto riflettere e condivido la tua analisi👍

Lascia un commento